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Tassa per ricorso multe: giudici pace, un danno per i comuni PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 03 Gennaio 2010 12:12

Rendera' piu' difficile la giustizia minore per i cittadini (ANSA) - ROMA, 2 GEN - Giudici di Pace contro la tassa da pagare allo Stato per presentare un ricorso contro una multa, 'pazza' o normale che essa sia. 'E' una imposta improvvida che scoraggera' la richiesta di giustizia, rendera' piu' difficile la giustizia minore per i cittadini comuni e sara' un danno per la finanza locale' spiega Gabriele Longo, presidente dell'Unione Nazionale dei Giudici di Pace, a proposito del 'contributo unificato' che sara' costretto a versare chi intende contestare una sanzione. La tassa per i ricorsi che riguardano questioni come le violazioni al codice della strada - che in media possono variare da 40 a 140 euro - sara' di 30 euro piu' altri 8 euro per l' iscrizione a ruolo, ricorda Longo. 'E' una cifra sproporzionata. I contributi devono essere rapportati al valore della causa - osserva il presidente dell' Unione dei Giudici di Pace -. Se la somma si avvicina o equivale all'importo della multa che si intende contestare, l'obiettivo e' dissuadere il cittadino dalla pretesa di giustizia'. Longo richiama anche l'attenzione su un 'effetto perverso piu' pesante'. 'La tassa -spiega- viene pagata allo Stato. Visto che il 70% dei ricorsi vengono vinti dal ricorrente, le spese di giudizio saranno a carico di chi ha emesso il verbale, e quindi, nel caso delle multe fatte dai vigili urbani, saranno i Comuni a pagare. E' una forma di traslazione dalla finanza statale a quella locale. Un po' come e' avvenuto con l'Ici'.

Fonte:ansa

Ultimo aggiornamento Domenica 03 Gennaio 2010 12:37
 
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Scritto da Administrator   
Martedì 29 Dicembre 2009 17:39

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    Ultimo aggiornamento Martedì 29 Dicembre 2009 21:45
     
    Centrale rischi, la lista dei buoni e cattivi PDF Stampa E-mail

    La Centrale rischi è un database informatico, "gestito" da Banca d'Italia, in cui sono ordinatamente elencate le esposizioni debitorie (oltre una certa soglia) di un determinato soggetto (impresa o privato) verso il sistema bancario e parabancario (società di leasing, factor, ecc.). La legislazione vigente in materia di credito impone alle banche e alle società finanziarie iscritte all'art. 107 del Tu sulla legge bancaria di segnalare mensilmente a Banca d'Italia le operazioni di concessione di credito alle imprese perfezionate nel mese.

    La segnalazione avviene tramite supporti informatici e l'istituto centrale invia successivamente un flusso di ritorno a ciascuna delle banche e delle finanziarie segnalanti, che queste ultime hanno obbligo di controllare, dove si evince l'esposizione complessiva dell'impresa o del soggetto privato verso il sistema finanziario.

    Il contenitore, la "scatola informatica" dove vengono raccolti questi flussi di informazioni si chiama appunto Centrale rischi (Cr). Il flusso di ritorno di Banca d'Italia, rispetto all'input di partenza, ha un ritardo di circa due mesi per cui nel mese, poniamo, di giugno, le banche segnalanti potranno osservare l'esposizione complessiva dell'impresa cliente nel mese di aprile. Come vedremo meglio più avanti, la situazione debitoria dell'impresa è suddivisa in categorie, ognuna identificabile con una tipologia di rischio diversa.

    La Centrale rischi mantiene una sorta di anonimato, in quanto non si fa menzione dell'esposizione in capo a ogni singola banca, ma dell'indebitamento complessivo per ogni categoria di rischio. Dipinge un quadro esaustivo della situazione finanziaria del soggetto segnalato, ma non identifica uno per uno gli enti finanziatori.

    Esiste un limite minimo di fido al di sotto del quale non è necessario segnalare l'operazione in centrale rischi: 38.734 euro (i vecchi 75 milioni di lire) di affidamento complessivo da parte di un singolo istituto di credito verso un determinato nominativo.

     

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    La class action PDF Stampa E-mail

    La class action
    Ormai ci siamo, a gennaio sbarcheranno anche in Italia le class action. Con il nuovo anno, così, gli italiani avranno a disposizione un nuovo strumento per difendersi da truffe e danni derivanti dall’operato di enti e imprese.
    Cos’è la class action
    In poche parole, la class action è un’azione legale promossa da un gran numero di persone che ritiene di essere stata danneggiata dal comportamento di un’impresa o di un ente. Chi aderirà all’azione collettiva avrà il vantaggio, rispetto al procedimento giuridico individuale, di non dover sostenere le spese per un avvocato.
    Chi potrĂ  promuovere una class action
    Le richieste potranno essere avanzate da consumatori e utenti, sia da soli sia in maniera associata, che ritengano di dovere essere risarciti per danni subiti a partire dal 16 agosto scorso (rimangono esclusi, quindi, gli investitori rovinati dai crack Parmalat e Cirio). Con l’adesione alla causa comune, si perderà il diritto a procedere individualmente. Essenzialmente, le cause potranno riguardare i casi riguardanti il mancato rispetto delle clausole dei contratti per servizi di fornitura, l’acquisto di prodotti difettosi, l’utilizzo di pratiche commerciali scorrette.

     
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    Servizi Caf & Patronato
    Servizi Contabili è attivo il Centro Autorizzato del C.A.F. e Patronato Che è in grado di erogare i servizi di assistenza fiscale ai contribuenti.

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